Agnese: la Comunità è il loro luogo di vita: io sono l’ospite, loro mi accolgono.

Agnese:  la Comunità è il loro luogo di vita: io sono l’ospite, loro mi accolgono.

"Ho iniziato la mia carriera lavorando presso Comunità residenziali per adolescenti. Qui i ragazzi trovavano sollievo da storie familiari e personali molto difficili, spesso segnate da traumi, abbandoni, reati."

Come sei arrivata a lavorare come Educatrice presso la cooperativa sociale La Casa dei Sogni?

Fresca di laurea in psicologia, navigando in Internet, mi sono imbattuta in un Bando pubblicato dai Comuni di Albino e Nembro, rivolto a giovani neolaureati, che volessero intraprendere un’esperienza di tirocinio extracurriculare altamente professionalizzante. 
Avevo deciso di prendermi del tempo per riflettere sul mio futuro, ero indecisa se iscrivermi subito alla Scuola di specializzazione oppure provare prima ad avvicinarmi al mondo del lavoro; mi interessava fare esperienza in luoghi di cura e non necessariamente miravo a spendermi come psicologa.
Così mi presentarono la cooperativa sociale Casa dei Sogni e io me ne innamorai subito.
La posizione geografica dà un valore aggiunto alla mia esperienza quotidiana di lavoro: dal grande terrazzo si gode di un panorama meraviglioso sulla Val Gandino; gli spazi sono molto ampi, a partire dalle camere all’ultimo piano, la grande sala da pranzo con il camino e la cucina e i laboratori al piano terra.
Ciò che mi ha convinto a restare, fin da subito, è stata la calorosa accoglienza da parte di educatori e responsabile e il clima particolarmente gioviale e familiare che si respirava, senza che venisse mai meno la professionalità.
Non nego che all’inizio è stato faticoso, non ero abituata a vivere così da vicino la quotidianità di altre persone; qui sei sollecitato ad accorgerti di quanto le semplici attività di tutti i giorni, che per me sono automatismi, per altre persone non lo sono affatto, sono piuttosto una conquista quotidiana, nemmeno troppo scontata.

Per chi non conosce l’esistenza di queste realtà è davvero difficile immaginarsi in cosa consiste il tuo lavoro.

Il mio lavoro consiste nell’assistere, supportare e accompagnare, nelle diverse attività quotidiane, tutte le persone che vivono nella Comunità e quelle che frequentano i nostri spazi solo per una parte della giornata: dalle attività di routine quotidiana come il risveglio la mattina, la cura di sè, la preparazione dei pasti, il riordino degli ambienti, la spesa al supermercato, ad attività di svago e “occupazionali” sia all’interno che all’esterno dell’abitazione.
Ognuno ha un proprio progetto individualizzato, che prevede alcune attività specifiche, come per esempio, quelle che si svolgono nel tempo libero; c’è chi partecipa a lezioni di danza, chi frequenta le piscine di Casnigo, etc.
Il nostro obiettivo è quello di stimolare e rafforzare le autonomie dei ragazzi, facilitare la relazione tra loro e l’integrazione con le realtà territoriali più vicine a noi. 
Cerco sempre di tener bene a mente che la Comunità è il loro luogo di vita: io sono l’ospite, loro mi accolgono.

Immagine Intervista

"Toccando con mano realtà così dense di significato, i ragazzi imparano a conoscere meglio loro stessi, a leggere le loro emozioni e a comunicarle.”

Che cosa, a tuo avviso, rende speciale la Casa dei Sogni?

Il grande valore aggiunto è l’atmosfera familiare che si respira; ricordo la sensazione che ho provato quando per la prima volta ho varcato la soglia della Comunità: mi è sembrato di entrare in una casa, dove viveva una grande famiglia; era percepibile il calore generato dalle relazioni d’affetto tra educatori, ragazzi, volontari.

Che cosa apprezzi particolarmente del tuo lavoro?

Apprezzo il fatto che quotidianamente, attraverso le nostre attività, contribuiamo a promuovere una forma di pensiero che considera la disabilità come una risorsa capace di generare ricchezza. Il rapporto di fiducia e confidenza che si instaura tra educatori e ragazzi è molto intenso. 
Mi capita di incontrare persone che hanno sentimenti di compassione nei confronti dei ragazzi, e questo sentimento rischia di annebbiare l’opportunità di vedere in loro risorse che possono generare valore aggiunto per la Comunità, come accade con il progetto "Cum pane" di cui siamo promotori.

Come ti vedi fra cinque anni, dal punto di vista professionale?

Mi vedo certamente ancora impegnata in lavori che prevedano la cura dell’altro, perchè credo che questa dimensione aderisca bene alla mia personalità. Vorrei continuare ad apprendere cose nuove; lavoro qui da 6 anni, periodo in cui la cooperativa mi ha dato l’opportunità di seguire progetti innovativi e sperimentali, e questo ha contribuito ad alimentare e tenere viva in me la passione per il mio lavoro.

Ci descrivi uno dei progetti che ti ha vista coinvolta?

Posso raccontarti il progetto “Cum pane” che abbiamo potuto realizzare grazie alla partecipazione ad un Bando della Fondazione Cariplo. A me è stata affidata la parte relativa alla sensibilizzazione contro gli sprechi alimentari nelle scuole della Val Gandino. Stare a contatto con bambini e ragazzi è molto stimolante, perchè sono curiosi, fanno domande intelligenti che ti spingono a pensarti e ripensarti.

Come immagini la tua cooperativa tra una decina di anni?

Spero che i progetti più promettenti, sui quali stiamo investendo energie, possano essere replicati e diventare ad un certo punto “strutturali”. 
Vorrei veder mantenute, se non incrementate, le positive collaborazioni ad oggi in atto con le varie amministrazioni pubbliche, con i commercianti, con altre associazioni e cooperative, con i volontari, risorsa preziosa per la nostra realtà.
Spero inoltre non venga mai meno questa atmosfera così familiare, che sia sempre possibile percepire, sia all’interno che all’esterno, disponibilità, accoglienza, convivialità e calore.

Grazie Agnese!