Chiara: innestare semi di cambiamento e miglioramento nelle relazioni umane

Chiara: innestare semi di cambiamento e miglioramento nelle relazioni umane

"Mi piace incontrare i ragazzi, stare con loro, ascoltare le loro storie, aiutarli a fare un pezzettino di strada verso l'adultità; essere adulti dovrebbe significare essere capaci di dire all'altro qualunque cosa con rispetto, senza ferirlo, preservando una buona relazione."

Ciao Chiara, hai voglia di raccontarci il tuo lavoro di Educatrice presso la Servizi Sociosanitari Val seriana?

Lavoro come Educatrice presso la Servizi Sociosanitari Val seriana da parecchi anni; i miei principali interlocutori sono le scuole e nello specifico alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado e docenti. Costruiamo progettualità in sinergia con il territorio e in particolare con la cooperazione sociale, che da anni opera nell’ambito dell’educazione. Le progettualità sono per di più finalizzate a incoraggiare i ragazzi ad intraprendere percorsi scolastici e di vita virtuosi. 
Ho l'ambizione di innestare semi di cambiamento e miglioramento nelle relazioni umane, aiuto le persone a riconoscere il proprio valore, ad avere stima in se stesse, in modo che poi, una volta intrapreso il cammino, possano continuare in autonomia.
Essere in piedi, di fronte ad una classe che la scuola ti ha segnalato come "vivace", è come essere di fronte ad un'orchestra: all'inizio ciascuno suona il proprio strumento musicale, senza preoccuparsi di "essere o meno a tempo" con gli altri. La sfida è quella di trasformare un insieme di strumenti, inizialmente un po' stonati, in un'orchestra armonica, che, una volta trovato e condiviso l'arrangiamento giusto, può proseguire a suonare in sintonia, anche senza il Direttore d'orchestra.

Quali sono gli aspetti che più ami del tuo lavoro?

Del mio lavoro amo l'opportunità che mi dà di incontrare le persone, di ascoltare le loro storie. Quando entro in una classe in cui ragazzi e ragazze hanno tra loro relazioni faticose, il mio compito è quello di aiutarli a trovare un modo positivo di comunicare, di confrontarsi, di costruire solide relazioni. E vedere che pian piano si creano spazi di miglioramento, mi regala ogni volta grande soddisfazione. La stessa cosa può capitare con il team dei docenti: il più delle volte ci accorgiamo che non solo i ragazzi, ma anche gli insegnanti, devono essere pronti a dare spazio al cambiamento di pensiero, di ottica, di atteggiamento.

Immagine Intervista

"Ascolto, dialogo, spazio al cambiamento, collaborazione, condivisione.”

Pensi che il tuo lavoro generi nelle persone cambiamenti in positivo?

Immagina un giovane ragazzo di 17 anni, Andrea (nome di fantasia): più bocciature alle spalle, poco interesse allo studio, una certa fatica ad instaurare relazioni positive con i compagni di classe; veniamo interpellati dai docenti, che chiedono il nostro aiuto per trovare il canale migliore per comunicare con lui. Dopo un lungo lavoro fatto di ascolto, accoglienza e dialogo, riusciamo a coinvolgerlo come volontario all'interno di uno spazio aggregativo: aiuta i più piccoli a svolgere i compiti scolastici. Il tempo passa, Andrea si dimostra motivato, affidabile e appassionato: adesso, è lui che mi accompagna in alcune classi  a testimoniare quanto sia stata importante questa esperienza;  gli ha fatto capire che per poter un giorno, forse, trasformare questa attività che oggi svolge come volontario, in un vero e proprio lavoro, studiare, applicarsi e acquisire maggiori competenze, sarà fondamentale e indispensabile.

Dalle tue parole si può dedurre che le progettualità che come servizio pubblico portate avanti, impattano positivamente non solo su ragazzi e docenti, ma sulla Comunità “più allargata”

Sì, esattamente. Tuttavia, l'impatto che i nostri interventi generano sulla Comunità, non è sempre quantificabile e per questo non immediatamente visibile e percepibile dalle persone. Credo che oggi sia più che mai necessario scommettere sul potenziale di cambiamento e miglioramento che ogni persona può innescare, e sulla capacità di attivare processi nuovi e virtuosi all'interno delle relazioni umane.  La mia parola chiave è prevenzione; si è soliti associare il concetto di prevenzione all’ambito della salute e del benessere;  in realtà è importante  parlarne anche in ambito sociale.

Il tuo lavoro ti spinge quotidianamente ad intrecciare scambi con altre organizzazioni?

Nel mio lavoro incontro gli istituti scolastici del territorio (in particolare scuole secondarie di primo e secondo grado), cooperative sociali che lavorano con adolescenti e giovani, oratori, spazi aggregativi che organizzano attività di "dopo-scuola", società sportive, gruppi giovanili, amministrazioni comunali, associazioni di volontariato.

Quali sono le iniziative, a tuo avviso, più interessanti che state proponendo?

Me ne vengono in mente parecchie, ma provo a raccontarti quelle più significative:

  • "Fratelli maggiori"
    che mira a potenziare il protagonismo giovanile sul territorio; la scommessa è quella di individuare sul territorio della Val Seriana, gruppi di giovani capaci di essere punto di riferimento per ragazzi di età inferiore, così come lo è un "fratello maggiore" per il fratello più piccolo. Li abbiamo sostenuti nell'organizzare attività di diverso genere (ludiche, culturali, artistiche), che coinvolgessero i giovani del territorio. 
  • TAGE - Tavolo delle agenzie educative del territorio
    nel nostro lavoro siamo soliti chiamare le riunioni “tavoli”, in quanto più persone, appartenenti ad organizzazioni differenti, si riuniscono, appunto, attorno ad un tavolo per discutere circa tematiche diverse; si tratta di momenti di incontro, scambio e formazione, fra tutti coloro i quali hanno ruoli educativi. Fortemente voluti dall'amministrazione comunale di Albino, gli incontri sono da poco partiti e il progetto si prefigura molto ambizioso. 
  • "Stra storie di ordinaria stra adolescenza”
    un titolo che è già di per sè uno scioglilingua, che rende bene l’idea di quanto questa particolare età sia stra-ordinaria. Entriamo nelle classi secondarie di primo grado e parliamo con i ragazzi di gestione delle emozioni e dei conflitti, lavoriamo con loro sulla necessità di relazioni buone, di rapporti fecondi di nuove opportunità, di modi nuovi, protettivi a livello di comunità, di gruppi di pari. Sono loro che possono e devono fare la differenza, è necessario che lo sappiano.

Come ti immagini il tuo lavoro tra 10 anni?

Me lo immagino sicuramente capace di raggiungere maggior visibilità! Ad oggi sono tanti i progetti che il territorio della Val Seriana organizza per gli adolescenti, ma purtroppo ci mancano le competenze, per darne evidenza. Mi auguro che sempre più scuole richiedano il nostro intervento; mi aspetto che i nostri progetti siano sempre più connotati da creatività, innovazione e contaminazione con gli eventi che accadono ogni giorno nel mondo.

Grazie Chiara!