Cristian: l'ascolto sincero, interessato e non giudicante è l'atteggiamento vincente.

Cristian: l'ascolto sincero, interessato e non giudicante è l'atteggiamento vincente.

"Credo che l’atteggiamento vincente sia quello dell’ascolto sincero, interessato, partecipe e non giudicante."

Ciao Cristian, come è nata la tua passione per il lavoro di educatore professionale?

Mi sono formato come perito elettronico e negli anni delle scuole superiori, quando mi capitava di guardare al mio futuro, mi vedevo lavorare come elettricista. 
Nell’estate della quinta superiore, un gruppo di amici mi propose di fare l’animatore ad un CRE estivo, per così dire alternativo, poichè organizzato a parecchia distanza da casa mia.
Si trattava di raggiungere la Bosnia, nel periodo in cui la guerra aveva da poco visto il tramonto. 
Sono sempre stato una persona curiosa e avventurosa; anche in quest’occasione la mia curiosità fu il motore che mi spinse a volare in Bosnia. Qui trascorsi l’intera estate, organizzando giochi per i bambini che avevano vissuto la triste esperienza della guerra. Fino a quel momento non ne sapevo nulla di bambini, avevo sempre e solo avuto a che fare con ragazzi della mia età, o poco più giovani. L’esperienza fu talmente significativa che, una volta tornato, decisi di iscrivermi alla Scuola per Educatori Professionali, organizzata, ai tempi, da un Ente di formazione professionale a Bergamo. L’esperienza in Bosnia, a contatto con i ragazzi e le loro fragilità, mi aveva talmente riempito, che decisi che “da grande” avrei lavorato come educatore professionale: avevo finalmente trovato la mia strada.
Ho iniziato la mia carriera lavorando presso Comunità residenziali per adolescenti.
Qui i ragazzi trovano sollievo da storie familiari e personali molto difficili, spesso segnate da traumi, abbandoni, reati. L’incontro con la cooperativa sociale il Cantiere, è avvenuto circa 10 anni fa. 
Vista la mia esperienza, mi proposero di occuparmi di progetti che coinvolgessero, durante il loro tempo libero, ragazzi e ragazze adolescenti, residenti nei comuni della bassa e media Val Seriana, condividendo con loro proposte che fossero anche educative, di confronto e stimolanti.

Che cosa intendi quando parli di “progetti per ragazzi adolescenti”?

Provo a farti qualche esempio di progettualità che sto seguendo; una in particolare, di cui vado molto orgoglioso, è il Gruppo Animazione: in occasione di feste di compleanno, le famiglie ci contatto per intrattenere festeggiato ed invitati, organizzando attività divertenti e coinvolgenti. All’inizio il gruppo era composto da pochi ragazzi, non troppo esperti; con il passare del tempo il gruppo si è ingrandito, sempre più ragazzi hanno scelto di partecipare attivamente e oggi abbiamo creato un team forte e coeso.
Credo sia un’esperienza divertente e di crescita: i ragazzi hanno la possibilità di mettersi in gioco, molti di loro si sperimentano per la prima volta, fuori casa, in attività rivolte ad un “cliente” che si aspetta un certo risultato.
Ricordo una delle nostre ragazze ad una festa di compleanno: riceve la telefonata della mamma, alla quale spiega che in quel momento non poteva restare al telefono, perchè stava lavorando.
Esperienze di questo tipo, aiutano a vivere con responsabilità l’impegno preso e, quando i ragazzi si rendono conto di riuscire a mantenere la parola data, l’autostima si accresce e anche la loro percezione di “essere capaci”.


Altri progetti che hanno riscosso grande successo sono: 

  • corsi e concorsi di scrittura creativa, che ci hanno permesso di creare aggregazione attorno al tema del racconto e dei giochi di parole.
  • Mondi nascosti, iniziativa innovativa e stimolante. Proponiamo ai ragazzi di andare alla scoperta di realtà del territorio, che per la maggior parte dei cittadini restano, appunto, nascoste: per esempio la mensa per i poveri gestita dal patronato San Vincenzo a Bergamo; abbiamo conosciuto i clown di corsia che animano i reparti di pediatria dell’ospedale di Bergamo; siamo andati a far visita ad una Comunità che ospita ragazzi under 18, che non possono vivere in quel momento con la famiglia d’origine.

Toccando con mano realtà così dense di significato, i ragazzi imparano a conoscere meglio loro stessi, a leggere le loro emozioni e a comunicarle.
E poi c’è Active Club, nato da un’indagine sul territorio, condotta attraverso domande fatte direttamente ai ragazzi, inerenti lo sport. E' emerso che molti ragazzi abbandonano precocemente, oppure scelgono di non praticare un’attività sportiva, perchè queste sono caratterizzate da eccessiva competitività.
Ci siamo quindi immaginati di proporre delle attività che riavvicinassero i ragazzi allo sport, offrendo loro un clima più rilassato meno competitivo, meno prestazionale, magari con delle proposte più “giocose”.

Immagine Intervista

"Toccando con mano realtà così dense di significato, i ragazzi imparano a conoscere meglio loro stessi, a leggere le loro emozioni e a comunicarle.”

Capita spesso che gli adulti parlino della difficoltà di dialogo con i propri figli, con i ragazzi in generale. Tu cosa ne pensi?

Una ragazza una volta mi disse: “Ci piace parlare con te, semplicemente perchè ascolti quello che abbiamo da dire, non ci giudichi. E se abbiamo punti di vista differenti, possiamo confrontarci in tutta serenità”.
Ecco, credo che l’atteggiamento vincente sia quello dell’ascolto sincero, interessato, partecipe e non giudicante.
Prendiamo per esempio l’orientamento sessuale: oggi non si parla più solo di omosessualità e di eterosessualità, ma anche di bisessualità, pansessualità, etc., orientamenti che fino ad alcuni anni fa erano molto poco conosciuti, se non addirittura considerati tabù.
Oggi i ragazzi ne parlano, sentono il bisogno di confrontarsi, e gli adulti, se hanno l’intelligenza di mettersi in ascolto, possono godere di una grande opportunità di apprendimento.
Ricordo una ragazza, che ha utilizzato il racconto, per fare coming out con i suoi coetanei e condividere con loro pensieri e sentimenti, con grande coraggio.
Un adolescente parla continuamente di sè, utilizzando modi e canali, non necessariamente usuali: comunicare, non sempre significa esprimersi a parole.
Sta all’adulto trovare la frequenza giusta sulla quale sintonizzarsi, per dare all’altro l’opportunità di esprimersi a proprio modo.
Il fatto che molti ragazzi siano confusi non significa che siano nell’errore. Quello che percepisco io è che quando fatichi a capire chi sei, a darti un’identità, cerchi di trovare riconoscimento all’interno di una “categoria” già esistente, perchè questo ti fa sentire più tranquillo. Dalla mia esperienza, ho potuto imparare che, rispondere a questa confusione con un atteggiamento giudicante e ostacolante, è dannoso; la soluzione non è privare la nostra realtà delle mille sfaccettature che la popolano, ma affacciarsi ad essa con interesse e modestia.

Grazie Cristian!