Cristina e Alessia: il dialogo con le famiglie e l'attenzione ai loro bisogni contraddistinguono da sempre la filosofia del nostro nido.

Cristina e Alessia: il dialogo con le famiglie e l'attenzione ai loro bisogni contraddistinguono da sempre la filosofia del nostro nido.

"Quando progettiamo le attività da proporre ai bambini, cerchiamo sempre di coinvolgere le organizzazioni che operano sul territorio."

Buongiorno Alessia, buongiorno Cristina, grazie di aver accettato il nostro invito a questo incontro che ha l’obiettivo di far scoprire ai lettori la realtà del nido comunale “Dadà” di Pradalunga. Iniziamo dalla scelta del nome: qual’è la sua storia?

Cristina: abbiamo scelto il nome “Dadà” in quanto volevamo evocare il movimento culturale nato in Svizzera nel primo ventennio del 1900, che porta il nome di Dadaismo; la particolarità di questa corrente artistica era il rifiuto di adeguarsi agli standard artistici preimpostati, per lasciare completa libertà alla fantasia e all'esplorazione. Il suono DADA ricorda inoltre una delle prime forme di lallazione dei bambini (emissione di una serie di suoni emttendo due o più sillabe), che rappresenta la prima affermazione di sè attraverso la voce.

Alessia: ci piace che i bambini vivano delle esperienze; per questo motivo abbiamo scelto di abolire i “vecchi lavoretti” per lasciare spazio ad attività che prevedono un coinvolgimento più propositivo da parte del bambino. Concepiamo il nido come un luogo in cui il bambino deve stare bene, non deve produrre nulla.

 

 

 

Alcuni esempi?

Cristina: viviamo molto la comunità e il territorio; abbiamo introdotto l’educazione stradale: portiamo i bambini a spasso per il paese, accompagnati dallo sguardo attento e tutelante dei vigili della polizia locale. Sperimentano il funzionamento del semaforo, l’attraversamento della strada, il rispetto di alcune regole fondamentali del vivere con le altre persone. E ciascuno interiorizza queste esperienze secondo le proprie specifiche attitudini.

Alessia: siamo particolarmente orgogliosi di una proposta educativa che portiamo avanti da qualche anno, che vede protagonisti i bambini del nido e i nonni che abitano la Residenza comunitaria Leggera per gli anziani del comune di Pradalunga, nostri vicini di casa. Molto spesso, prima della pandemia, facevamo loro visita per farci leggere una bella storia, giocare insieme in giardino, svolgere alcuni esercizi di fisioterapia in loro compagnia.
Trascorriamo insieme alcune ricorrenze molto sentite dai bambini, come il giorno di S. Lucia e il Natale.
Mentre ti racconto di questa grande opportunità che è la co-abitazione di spazi in comune con la Residenza Leggera, mi tornano alla mente alcune scene di momenti particolarmente intensi di eventi vissuti in compagnia dei nonni; in particolare ricordo un pomeriggio primaverile: decidiamo di raggiungere i nonni in giardino e far loro compagnia sotto un primo tiepido sole. Come sempre portiamo con noi alcuni giochi e quel pomeriggio ci accompagnavano rotaie in legno e vagoni colorati.
Mentre i bambini giocavano ad assemblare i pezzi per dar vita ad una locomotiva sbuffante, uno dei nonni ha iniziato a raccontare di quella volta in cui, da bambino, per la prima volta è salito su un treno. Impossibile non rimanere toccati dal suo racconto, dal tono della sua voce, dai suoi occhi lucidi, mentre i ricordi gli dipingevano in volto un largo sorriso.

Immagine Intervista

"Il team delle educatrici è caratterizzato da forte coesione, supporto reciproco e condivisione.”

Alessia, ci racconti come sei arrivata a ricoprire il ruolo di educatrice, all’interno del nido Dadà?

Dopo l’ottenimento del titolo di laurea in Scienze dell’educazione, ho scelto di proseguire il mio percorso formativo, portando a termine la laurea specialistica in Scienze pedagogiche.
Ho iniziato la mia carriera lavorando come assistente educativa in ambito scolastico, in supporto ad alunni con disabilità. Sentivo che l’ambito non mi dava quella soddisfazione sufficiente per giungere contenta a fine giornata.
Così, quando ho avuto l’opportunità di svolgere un tirocinio curriculare, ho scelto di poterlo praticare all’interno di un nido; l’esperienza è stata entusiasmante, ho capito che era quella la direzione che avrei voluto far prendere al mio futuro lavorativo e così è stato.

Che cosa ami di più del tuo lavoro di coordinatrice?

Mi dà una grande energia confrontarmi con le famiglie, ascoltare i loro bisogni, provare a trovare una soluzione partecipata, condividere le iniziative che proponiamo ai bambini, supportarle e dare loro consigli quando hanno bisogno di essere rinforzate nella relazione con i loro figli.
In questo ruolo ho l’opportunità di organizzare corsi di formazione gratuiti rivolti a famiglie, genitori e a chiunque si prenda cura dei bambini. Sono tenuti da esperti pedagogisti, trattano temi molto pratici riguardanti le sfide quotidiane che mamme e papà affrontano ogni giorno: quando è meglio togliere il ciucio, come affrontare l’arrivo di una sorellina o un fratellino, l’allattamento, lo svezzamento, etc...

Coma ha influito la pandemia sulle vostre attività?

Cristina: purtroppo ci sono state meno occasioni di scambio e confronto proprio con le famiglie. Le restrizioni imposte dalle varie procedure di sicurezza che abbiamo dovuto adottare, non hanno per esempio favorito la conoscenza dei genitori dei nuovi iscritti, soprattutto nel 2020.

Quali sono, a vostro avviso, i punti di forza del nido Dadà?

Certamente la dimensione familiare, resa possibile anche da un numero massimo di bambini che possiamo accogliere, relativamente piccolo: 25
Siamo molto attenti a costruire legami di fiducia, scambio reciproco, confronto e condivisione con le familgie, che sono il pilastro portante del nostro servizio. Crediamo che la continuità delle figure di riferimento sia un valore aggiunto: il team di educatrici che lavorano al nido è lo stesso da molti anni; è bello ritrovare le stesse famiglie, che dopo anni, con il secondo bambino/a decidono nuovamente di sceglierci, come luogo di crescita e apprendimento.

Grazie Cristina e Alessia!