Federica: puoi assistere le persone solo se ci metti cuore, mani, mente

Federica: puoi assistere le persone solo se ci metti cuore, mani, mente

"Cuore, mani e mente. Nel mio lavoro quotidiano, le mani sono indispensabili: ogni gesto è veicolato da una testa pensante e dal cuore: dietro ogni gesto ci sta sempre un’attenta valutazione, ma puoi assistere gli altri, solo se ci metti il cuore."

Ciao Federica, ci racconti il tuo percorso personale sia formativo che lavorativo?

Ho conseguito la laurea in infermieristica nel 2011 e dopo pochissimo tempo ho iniziato a lavorare presso una Residenza Assistenziale Sanitaria per anziani, nel comune di Vertova. Il mio reparto era quello della riabilitazione e qui sono rimasta per ben 5 anni. Nel 2017 ho deciso di specializzarmi ulteriormente e così mi sono iscritta ad un Master in Infermieristica di Famiglia e di Comunità, a Milano. Come per tanti altri percorsi formativi, viene richiesto un periodo di frequenza ad un tirocinio curriculare, che ho svolto proprio presso Bergamo Sanità. Terminato il tirocinio, la cooperativa mi ha proposta di collaborare in modo continuativo ed io ho accettato, aprendo partita IVA.

Perchè hai scelto di frequentare il corso universitario in Infermieristica?

Diciamo che ho “ascoltato il mio istinto”.
Durante gli anni di scuola superiore sono entrata nel gruppo Pionieri della Crocerossa di Bergamo, corso che mi ha molto appassionato, spingendomi verso il mondo delle discipline sanitarie. Quando è stato il momento di scegliere il corso di laurea, ho provato più test di ingresso universitari: sono stata ripescata alla Facoltà di Ostetricia, ma al momento dell’iscrizione ho avvertito una sorta di “buco allo stomaco”, qualcosa che mi stava dicendo che la strada giusta da seguire era un’altra, quindi ho scelto di diventare infermiera. Dopo un breve tirocinio curriculare nel reparto di ostetricia, esperienza che non mi è particolarmente piaciuta, ho avuto la conferma di aver fatto la scelta giusta.

Immagine Intervista

"Stare a contatto con le persone, in particolare con le persone che assisto, mi permette di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.”

Quali pensi siano i tuoi punti forti in questo lavoro?

Credo di essere in grado di porre le giuste distanze tra me e le persone di cui mi prendo cura; mi spiego meglio: è importante che il professionista riesca ad instaurare un rapporto di empatia con l’altro, ma allo stesso tempo deve essere in grado di farsi coinvolgere dal punto di vista emotivo, nella giusta misura, pena l’incapacità di effettuare determinati interventi infermieristici nel modo più consono.
Inoltre penso di avere delle buone capacità di ascolto e comprensione, doti che mi permettono di entrare facilmente in relazione con l’altro, soprattutto quando l’altro necessita di aiuto.

 

Qual è l’aspetto del tuo lavoro che più ti appassiona?

Stare a contatto con le persone, in particolare con le persone che assisto, mi permette di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo: dalle esperienze di vita che mi raccontano apprendo importanti insegnamenti. In particolare da quando mi occupo di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Entro nelle case delle persone metto a disposizione la mia professionalità per interventi di tipo sanitario.

Ci racconti un incontro speciale che ti è rimasto nel cuore?

Tutti sono incontri speciali, tutti restano nel cuore e nella mente. Ricordo un intervento a domicilio, nel quale dovevo prestare cure palliative ad una persona ad uno stadio terminale della malattia. Aveva 50 anni, mi raccontò di aver messo da parte la famiglia per dedicarsi interamente al lavoro, convinto che poi, più in là nel tempo, se ne sarebbe occupato, ma in realtà questo tempo è venuto meno, a causa dell’inaspettato insorgere della malattia.
Episodi di questo genere ti coinvolgono emotivamente in modo molto profondo; da quando faccio questo lavoro, ho rivisto i miei obiettivi, le mie priorità.

Quali miglioramenti vorresti introdurre nel tuo lavoro?

Troppo spesso la parte burocratica nel mio lavoro è eccessivamente preponderante: sono consapevole che è importante, ma a volte essendo molto macchinosa, mi accorgo che ci obbliga a togliere spazio e tempo alla relazione e al contatto con l’altro. La strategia migliore è essere ben organizzati; io lo sono e questa è la mia fortuna: cerco di preparare la documentazione per tempo, in modo da sottrarre al mio intervento sulla persona, il minor spazio possibile.

Come vedi la tua cooperativa, Bergamo Sanità, tra 10 anni?

La domanda potrebbe essere: come la vedo tra un mese! Perchè lavorare qui significa accettare, di buon grado, che tutto sia sempre in evoluzione, in costante miglioramento. Bergamo Sanità mira ad agganciare in maniera sempre più costruttiva il territorio sul quale spende i propri servizi.

Che cosa miglioreresti?

Migliorerei la comunicazione e l’informazione ai cittadini: ci sono molti servizi a cui i cittadini possono accedere, anche gratuitamente, ma il più delle volte non lo sanno. In Valle Seriana sarebbe interessante attivare una sorta di info-point per aiutare il cittadino ad orientarsi tra l’offerta dei servizi territoriali esistenti. Spesso gli infermieri del territorio, insieme all'attività sanitaria, danno anche informazioni di questo tipo.

Grazie Federica!