Francesca: ogni giorno apprendo che nulla è impossibile, che la forza di volontà è una fonte inesauribile, e lo dimostrano ogni giorno i ragazzi che affianco

Francesca: ogni giorno apprendo che nulla è impossibile, che la forza di volontà è una fonte inesauribile, e lo dimostrano ogni giorno i ragazzi che affianco

"L’Homework Tutor è una presenza fondamentale nel percorso individuale di acquisizione di strategie, di strumenti utili a raggiungere un più efficace livello di autonomia nello studio."

Ciao Francesca, grazie di aver accolto la nostra proposta di intervista. Partiamo subito con una domanda che entra nel vivo dei temi che insieme a te approfondiremo. Chi è un Homework Tutor?

Un Homework Tutor è una persona formata e preparata ad accompagnare ragazzi e ragazze in età scolare, dalla scuola primaria di primo grado a quella secondaria di secondo grado, alla costruzione di un metodo di studio efficace. Ci specializziamo nell’affiancamento di ragazzi e ragazze che hanno difficoltà nella scrittura, nella lettura, nei calcoli; oppure faticano a mantenere l’attenzione in modo continuativo.
Tendenzialmente queste persone sono in possesso di una certificazione di DSA e/o ADHD.

La domanda sorge spontanea a chi “non è addetto ai lavori”. Cosa si intende per DSA e ADHD?

DSA sta per Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia e/o disortografia, discalculia).
Come anticipavo prima, essere dislessico, significa trovare difficoltà nella lettura di testi, ad elaborare ed apprendere quanto si sta leggendo; disgrafia e/o disortografia fanno riferimento alla presenza di numerosi errori quando si scrive, magari sotto dettatura, perchè non si riescono a percepire le consonanti doppie all’interno di una parola; oppure non si colgono gli accenti, e di solito la grafia è poco leggibile.

ADHD fa riferimento ad un Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività; significa non riuscire a stare per ore seduti fermi dietro un banco con l’attenzione ben orientata verso il professore che sta parlando.
Di solito i ragazzi hanno bisogno di alzarsi dalla sedia più volte rispetto ai compagni, non perchè siano svogliati o perchè non vogliano impegnarsi o rispettare le regole; semplicemente il loro corpo proprio non ce la fa a mantenere per tanto tempo la medesima posizione!

Immagine Intervista

"Impari che nulla è impossibile, che la forza di volontà è una fonte inesauribile, e lo dimostrano ogni giorno i ragazzi che seguo, che raggiungono i loro obiettivi, con un’energia incredibile. E le soddisfazioni sono moltissime.”

E’ molto interessante questa tua ultima riflessione poichè introduce un altro tema, abbastanza doloroso,  ovvero il fatto che per molto tempo questi comportamenti e queste difficoltà, non certificate, venivano interpretati come svogliatezza, disinteresse, negligenza, apatia. Nel caso dell'iperattività, ancora peggio, mi pare: un bambino che non riesce a stare fermo poteva essere valutato come irrispettoso delle regole, maleducato, disobbediente.

Esattamente: purtroppo il bambino viene percepito come una persona che vuole disturbare, che non vuole stare attenta, quando invece nulla dipende dalla sua volontà. Inoltre mentre i DSA sono più facilmente “riconoscibili”, un disturbo dell’attenzione è più difficile da "scovare", proprio perchè si manifesta a livello comportamentale e questi atteggiamenti il più delle volte non sono socialmente accettabili.

Ti è capitato di affiancare un bambino con questa tipologia specifica di difficoltà?

Sì, e non ti nascondo che è stata ad oggi l’esperienza più difficile ma anche la più gratificante. L’organizzazione dei compiti a casa deve essere strutturata in modo rigoroso: lo strumento più efficace che utilizziamo è il planning, che li aiuta ad organizzare al meglio la settimana in termini di scadenze, attività da fare e in quali orari.
Di solito siamo presenti a domicilio, un’ora e mezza per un paio di volte a settimana.

Come si declina nella pratica l’attività del Tutor?

L’Homework Tutor è una presenza fondamentale nel percorso individuale di acquisizione di strategie, di strumenti utili a raggiungere un più efficace livello di autonomia nello studio.
Te ne cito alcuni: costruiamo insieme mappe concettuali funzionali al loro metodo di apprendimento; se il ragazzo dimostra di avere un grande interesse per il PC, prediligiamo programmi informatici che prevedono, per esempio, l’ascolto di un libro, anzichè la lettura. Esistono moltissime risorse digitali, da scaricare, molte delle quali gratuite; programmi per costruire mappe concettuali, per fare calcoli, traduttori di libri in più lingue.

Come è stata l’esperienza della didattica a distanza, in questo ultimo anno?

I ragazzi con deficit attentivo sono quelli che ne hanno risentito maggiormente, da un lato perchè stare di fronte ad un PC per ore ed ore risulta essere per loro un’esperienza alquanto faticosa; dall’altro la DAD ha introdotto un importante e repentino cambiamento nella routine quotidiana, imponendo loro, anche in questo caso, una grande fatica di adattamento con la conseguenza che molti di loro hanno preferito abbandonare.

E a scuola?

La cooperativa Senza Pensieri per la quale lavoro, attribuisce una notevole importanza al rapporto tra Homework Tutor, bambino/a, famiglia, psicologo supervisore e scuola.
La presenza di personale docente attento ai funzionamenti dei diversi bambini fa la differenza.
Un bambino con DSA impiega più tempo ad elaborare le informazioni scritte, quindi ha senso, per esempio, alleggerire la verifica dal punto di vista della quantità di informazioni inserite, oppure utilizzare un carattere di scrittura più grande e quindi più facilmente leggibile. O ancora, prediligere l’esposizione orale alla prova scritta.

Che cosa vorresti poter dire a ragazzi e ragazze con DSA e/o ADHD e alle loro famiglie?

Vorrei dire loro che possono fare, essere e diventare tutto ciò che desiderano.
E’ importantissimo che le persone sappiano che non siamo in presenza di una malattia o di un “mal-funzionamento”. Diversamente ci troviamo di fronte ad individui che hanno una diversa modalità di interpretare ciò che ascoltano, ciò che leggono. Con il tempo queste difficoltà migliorano, questo è certo, sempre e soprattutto se riconosciute all’inizio del percorso scolastico dei bambini.
Non sto dicendo che gli ostacoli magicamente svaniranno, ma che con il tempo la loro capacità di gestione degli stessi migliorerà a tal punto che riusciranno tranquillamente a conviverci.
E’ molto importante che famiglia e scuola introiettino questo messaggio, perchè troppo spesso mi capita di incontrare bambini che si sentono inadeguati, diversi, si percepiscono meno degli altri. Allora li coinvolgo in questo esperimento: proviamo insieme ad eseguire il compito senza utilizzare strumenti compensatori (come per esempio le mappe concettuali); alla fine, dopo un'ora di lavoro, può capitare che si sia letta insieme giusto una pagina di un testo. Quindi chiedo loro: “Che senso ha sforzarsi così tanto?”
Ciò che importa è raggiungere l’obiettivo; non è così rilevante il come: qualcuno arriva al traguardo percorrendo una strada dritta e asfaltata, altri una strada a curve e sterrata: ciò che conta è che entrambi raggiungano la meta.

Ti racconto di questo vecchio compagno di scuola; io oltre a lavorare come Homework Tutor per la cooperativa sociale Senza Pensieri, lavoro anche come assistente educatrice a scuola. Alcuni mesi fa ho rincontrato un vecchio compagno di scuola. Si è laureato in scienze della formazione e ora lavora come insegnante di sostegno a ragazzi/e con disabilità, nelle scuole. Mi ha confessato di essere dislessico: questa è la conferma che gli ostacoli si possono raggirare ed arrivare alla meta anche per strade “non convenzionali”.

Siamo giunti alla conclusione di questo interessante e certamente arricchente scambio, Francesca. C’è qualcos’altro che vuoi condividere?

Sì, in realtà sì. Se posso, rubo ancora qualche minuto, per raccontare un episodio che mi è tornato alla mente: un bambino con ADHD che ho seguito per un po’ di tempo. Un giorno riceve dalla scuola una lettera di merito per il suo atteggiamento a scuola, decisamente migliorato; era un bambino che faceva molta fatica a gestire alcuni impeti di rabbia e a gestire in modo autonomo e adeguato le proprie emozioni. Quel giorno, ha atteso che arrivassi a casa sua, per il nostro consueto appuntamento, sul ciglio della porta e quando mi ha vista arrivare, mi è corso incontro per comunicarmi la "bella notizia". Il suo entusiasmo era alle stelle e anche il mio! Dopo una laurea magistrale in psicologia clinica, non pensavo di “atterrare” in questo mondo. Impari che nulla è impossibile, che la forza di volontà è una fonte inesauribile, e lo dimostrano ogni giorno i ragazzi che seguo, che raggiungono i loro obiettivi, con un’energia incredibile. E le soddisfazioni sono moltissime.

Grazie Francesca!