Marzia: "la nostra idea di bambino è di una persona unica, curiosa, intraprendente, creativa.

Marzia:

"E’ importante che l’adulto crei un contesto ideale allo sviluppo delle competenze innate del bambino"

Ciao Marzia, grazie per aver scelto di dedicare un po’ del tuo tempo a raccontarci il lavoro che fai e le peculiarità del tuo servizio. La prima considerazione che mi viene da fare entrando in questo luogo è: “Che spazio gigantesco per essere un Nido!”

Eh sì! In effetti non sei l’unica persona ad esordire con un’esclamazione simile! Anni fa questo stabile ospitava le scuole primarie di primo grado, in quanto un unico edificio non era sufficiente ad ospitare il gran numero di alunni del Comune. Negli anni successivi, l’amministrazione comunale ha deciso di destinare lo stabile al nido; e ci troviamo quindi con sezioni molto ampie, ariose e luminose!

Spero ci sia modo, a conclusione della nostra chiacchierata, di sbirciare dietro le porte di una qualche sezione. Nel frattempo ti chiedo se hai voglia di raccontarci il percorso professionale che ti ha portato qui.

Lavoro come educatrice, presso la Cooperativa sociale La Fenice, da più di 20 anni; ho iniziato lavorando a fianco di persone con disabilità, dapprima nell’assistenza scolastica, successivamente in centri residenziali, ubicati in Valle Seriana. Come sono solita dire, per me è stata un’importante palestra, una scuola di vita.

Immagine Intervista

"Le famiglie sono una risorsa per il servizio nel suo complesso, per cui promuoviamo sempre una loro partecipazione attiva. Teniamo molto alla costruzione di un rapporto di fiducia che si stabilisce già in fase di accoglienza. ”

In che senso “una scuola di vita”?

Ogni ambito lavorativo ha le sue gioie e le sue fatiche, naturalmente. Quando lavori a contatto con persone con disabilità, tutti i giorni, anche nel weekend, può capitare che si generino delle situazioni in cui all’educatore è chiesto di intervenire personalmente, con un grande coinvolgimento emotivo e con un buon grado di autorevolezza.
Dopo anni in questo ambito, ho capito che era venuto il momento per me di cambiare servizio, per poter ricaricare le batterie e dare il meglio della mia professionalità ad altre persone che ne avrebbero avuto bisogno.

 

Perchè hai scelto di avvicinarti al mondo dell’infanzia?

Merito di un professore alle scuole superiori, dal quale ho ereditato la passione per il lavoro educativo. Ho seguito il corso per educatori che ai tempi si teneva a Verona, poi ho scelto di proseguire gli studi a Bergamo, conseguendo la laurea triennale in scienze dell’educazione e la specialistica in scienze pedagogiche. La nascita del mio primo figlio è stata la molla che mi ha dato il coraggio di sperimentare un servizio diverso, anche perchè le mie esigenze erano cambiate. La cooperativa mi ha offerto l’opportunità di operare in questo nido, ed eccomi qui!

Come è stato l’impatto iniziale?

Beh, non avevo esperienza, mi sono “fatta le ossa” direttamente sul campo. Fondamentale è stata la collaborazione delle colleghe, l’ottimo clima familiare che ho sempre potuto respirare in questo servizio, e anche la formazione gratuita promossa dai Comuni della Valle seriana, a favore delle educatrici dei nidi accreditati. L’educatore è un profilo professionale in continuo divenire; la formazione e l'autoformazione sono ingredienti fondamentali per fare bene il mio lavoro.

Che cosa puoi raccontarci dell’offerta pedagogica del vostro nido?

Posso raccontarti della “sperimentazione” che ho da poco avviato con alcuni bambini della mia sezione, che dal prossimo anno condividerò con le colleghe in equipe. 
Dallo scorso anno ho un piccolo ingaggio come educatrice domiciliare, in supporto ad una ragazza con diagnosi di Autismo. Grazie a lei ho scoperto la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), una modalità opzionale alla comunicazione orale, particolarmente indicata per chi fa fatica ad esprimersi verbalmente a causa di patologie congenite o acquisite, con la presenza anche di deficit cognitivi, più o meno severi.
Sono convinta che la lettura ad alta voce, svolta in mezzo ai bambini, abbia numerosi benefici: contribuisce a rilassarli, offre opportunità di relazionarsi, stimola il pensiero, la fantasia e il linguaggio verbale. Così ho pensato di provare ad introdurre alcuni libri di CAA anche all'interno del nido, per offrire  ai bambini una nuova e diversa esperienza di lettura e di interazione, con l’obiettivo di potenziare capacità cognitive e verbali. La spiegazione è perfetta.

 

 

Noto che lo spazio attorno a noi è abitato da parecchie piante...insolito per un nido!

Non così insolito, credimi! Da qualche anno abbiamo avviato un percorso di sostituzione dei giochi in plastica con materiali naturali e destrutturati, maggiormente indicati per stimolare pensiero divergente, creatività ed autonomia del bambino. 

A questa innovazione di materiali e spazi, se ne è aggiunta un’altra, della quale andiamo molto fieri: il nido green
Nei mesi in cui il nido è rimasto chiuso, causa COVID, io e la mia collega Sara abbiamo scelto di dedicare il nostro tempo alla formazione, sfruttando l’opportunità di una vasta offerta di webinar gratuiti on line.
Ci siamo imbattute nel progetto Eden - Educational environmets with nature - ideato dalla docente Beate Weyland, promosso presso la Libera Università di Bolzano.
Io che non avevo il pollice verde, ho imparato a conoscere quanti benefici le piante portano all’uomo. Abbiamo scritto un progetto educativo che evidenziasse i vantaggi di sperimentare una massiccia presenza di piante all'interno del nido; lo abbiamo proposto al Comune e alla Cooperativa La Fenice, i quali hanno accolto con grande entusiasmo, finanziando l’acquisto di gran parte delle piante che puoi vedere. 

Dal punto di vista pedagogico, quali sono i vantaggi di avere “piante in casa”?

La pianta oltre ad essere bella e quindi contribuire ad abbellire l’ambiente, serve anche a far sì che i bambini imparino ad averne cura e rispetto, come fosse un proprio compagno.
Spieghiamo loro che le foglie non vanno staccate, che la terra non va estratta dai vasi perchè la pianta ne soffrirebbe. I bambini più grandicelli imparano a riconoscere e ad assegnare il corretto nome ad ogni parte della pianta.
Grazie al seme di avocado, hanno modo di estasiarsi di fronte alla nascita della pianta e quindi della vita. Mi affiancano nelle attività di talea e di travasamento. E’ sorprendente vedere come i bambini più grandi aiutano l’educatrice a riposizionare correttamente la terra nei vasi, quando accidentalmente capita che un compagno faccia cadere a terra un vasetto. Il verde indoor è un mediatore didattico nelle sperimentazioni dei bambini e delle bambine.

E per concludere, un breve accenno all’esperienza del nido a porte aperte, un’iniziativa avviata pre-pandemia, che speriamo di poter ripristinare quanto prima.
In questo caso ci riferiamo alle porte interne, quelle che collegano le varie sezioni tra loro.Tra gli obiettivi della proposta, sicuramente favorire la propositività del bambino, libero di poter scegliere tra le iniziative promosse all’interno delle sezioni, quella che più lo attira; promuovere l’interazione tra bambini di età differenti, ma soprattutto offrire al bambino, oltre all’educatrice di riferimento, con cui è solito trascorrere la maggior parte del tempo, anche la possibilità di conoscere, interagire ed affidarsi ad altre educatrici, riferimento di altre sezioni.
Questo offre a noi professioniste, l’opportunità di migliorare in competenze, grazie ad uno scambio virtuoso di sguardi tra colleghe.

Grazie Marzia!