Piera: quando entro nelle case delle persone, per prestare loro assistenza, cerco sempre di farlo con il sorriso e rammentare a me stessa che in quella casa sono un ospite.

Piera: quando entro nelle case delle persone, per prestare loro assistenza, cerco sempre di farlo con il sorriso e rammentare a me stessa che in quella casa sono un ospite.

"Donare un sorriso rende felice il cuore: arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona. Non dura che un istante ma il suo ricordo rimane a lungo. Nessuno è così ricco da poterne fare a meno, né così povero da non poterlo donare. Il sorriso crea gioia in famiglia dà sostegno nel lavoro ed è segno tangibile d’amicizia. Un sorriso dona sollievo a chi è stanco, rinnova il coraggio nelle prove e nella tristezza è medicina. E se incontri chi non te lo offre, sii generoso e porgigli il tuo: nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come colui che non sa darlo."

Ciao Piera, ci racconti il percorso che ti ha portata a collaborare con la cooperativa sociale GenerazioniFa?

Arrivo da un contesto lavorativo completamente differente: per 30 anni ho lavorato presso un’azienda tessile della Valle seriana. Poi nel 2012, senza alcun tipo di preavviso, l’azienda ha chiuso, lasciando tutti noi lavoratori in un turbinio di profonde incertezze rispetto al nostro futuro, soprattutto in pieno periodo di crisi economica. Ho provato a cercare lavoro, ma riuscivo a trovare solo offerte molto precarie. Non potevo permettermelo, avevo 46 anni e la responsabilità di una famiglia da portare avanti. E così ho deciso di ripartire da me: sarebbe stato impossibile trovare un nuovo impiego nel settore tessile, poichè, come in tanti sappiamo, questo settore sta vivendo ormai da tempo un forte rallentamento. Così ho pensato che, se volevo trovare di nuovo un lavoro, dovevo necessariamente riqualificarmi. Sapevo bene che sarebbe stato come fare un salto nel buio, ma non avevo nulla da perdere, e sapevo che l’immobilità non mi avrebbe certamente portato ciò di cui avevo bisogno. In quel periodo, il territorio, offriva la possibilità a persone disoccupate, di partecipare a corsi in ambito socio sanitario. Mi sono iscritta ad un corso per Operatori Socio Assistenziali (OSS), senza sapere assolutamente se sarei stata capace di rimettermi a studiare.
Il corso mi ha offerto la possibilità di fare dei tirocini pratici (quelli che una volta si chiamavano stage), grazie ai quali ho iniziato a pensare che sì, potevo farcela, quello socio-sanitario poteva essere un ambito lavorativo nel quale avrei potuto sentirmi di nuovo utile. Nel 2017 sono stata chiamata dalla Cooperativa GenerazioniFa, ho fatto un colloquio e mi hanno assunta.

Operatrice Socio Sanitaria...per chi non lavora nel settore, ci spieghi in parole semplici, in cosa consiste?

Innanzitutto non lo considero un lavoro; per me un lavoro è “quello che facevo prima”. Non riesco ad associare il mio impegno attuale con la parola lavoro; lo considero più come un modo per aiutare persone che si trovano a vivere delle fatiche, nella loro quotidianità. Entro nelle case, in particolare in quelle in cui vivono persone anziane, bisognose di cure mediche e/o sanitarie. Non sono più in grado di prendersi cura di sè in modo autonomo e quindi le aiuto a vestirsi, a lavarsi, a prepare i pasti, a sbrigare piccole commissioni, o ancora ad assumere farmaci (precedentemente prescritti e preparati da personale medico). In gergo tecnico si dice che l’OSS può arrivare fino al secondo grado di medicazione.

Immagine Intervista

"Innanzitutto non lo considero un lavoro: per me un lavoro è “quello che facevo prima”. Non riesco ad associare il mio impegno attuale con la parola lavoro; lo considero più come un modo per aiutare persone che si trovano a vivere delle fatiche.”

Un lavoro impegnativo, soprattutto dal punto di vista emotivo, in quanto penso che il più delle volte le persone anziane di cui ti occupi vivono momenti di sofferenza.

Sì, ci vuole tanto impegno. Quando entro in una casa cerco sempre di farlo con il sorriso; cerco sempre di rammentare a me stessa che in quella casa sono un ospite, e come tale cerco di comportarmi, aggiungendo una buona dose di dolcezza. Quando, di prima mattina, mi affaccio alla camera da letto di un mio assistito, mi basta guardarlo negli occhi per capire se è stata o meno una buona nottata. E se l’espressione è crucciata e dolorante, impongo a me stessa di regalargli comunque un sorriso, nonostante magari anch’io in quel momento sia assorbita mentalmente da preoccupazioni varie.  Spesso, direi spessissimo, basta questo gesto inatteso per “svoltare la giornata” e quando anche l’altro mi restituisce un tiepido sorriso, allora mi considero molto fortunata, perchè sento di essere al posto giusto, al momento giusto. Un sorriso non costa nulla e produce molto, come dice la poesia di Padre Faber.

Quale è stata la situazione più faticosa che hai vissuto?

Ad oggi l’incontro più difficile è stato quello con un malato terminale; nelle occasioni in cui andavo a fargli visita a casa, ricordo che immaginavo mentalmente di infilare le mie mani in lunghi guanti di velluto, che mi avrebbero permesso di avvicinarmi a quella persona, con la massima delicatezza possibile. E ad ogni sguardo, ad ogni tocco, mi rendevo conto di quanto l’essere umano fosse fragile e indifeso. Questi attimi ti legano profondamente alle persone.

La scena più emozionante alla quale hai assistito?

Me ne vengono in mente parecchie, ciascuna enormemente straordinaria nella sua banalità. Una coppia, insieme da 60 anni: li osservavo scambiarsi sguardi complici come fossero due ragazzini, si rivolgono a me, con la stessa naturalezza con la quale si rivolgono alla figlia e ti fanno partecipe dei loro simpatici battibecchi, ti aprono la porta di casa e insieme quella dei loro cuori.

E quella che ti ha insegnato di più?

Durante il mio tirocinio nel reparto di oncologia; ricordo che stavo affiancando un’infermiera, la quale stava applicando delle medicazioni ad un uomo, che il giorno dopo sarebbe stato trasferito presso un Hospice. La preoccupazione di non essere in grado di replicare al meglio, quello che lei mi stava mostrando, era palese sul mio viso. Il signore mi disse: “Non ti devi abbattere, devi lottare riuscire ad acquisire tutte le competenze di cui hai bisogno,non devi avere paura, devi credere in te stessa e buttarti”. Detto da lui, in quel momento, nelle sue condizioni...è stato a dir poco incoraggiante; mi ricordo ancora quel momento come fosse ieri.

Quanto sono importanti i servizi offerti dalla tua cooperativa?

In molte situazioni sono fondamentali, costituiscono “la svolta”. Mi spiego meglio: dobbiamo pensare che, quando una persona sta vivendo un peggioramento delle condizioni di salute, ad essere interessato è tutto il nucleo familiare (se presente); la famiglia si trova catapultata in una realtà nuova, difficile, che non conosce; non sa come orientarsi, non sa a quale porta bussare per chiedere aiuto. Io sento la responsabilità di dare loro supporto, non solo pratico (spiegare come posizionare un sollevatore accanto al letto, in alcune occasioni, è di fondamentale importanza!) ma anche aiutare ad orientarsi all’interno della complessa ma ricca rete di servizi socio assistenziali presenti sul territorio; il più delle volte, se capisco che la famiglia è “smarrita”, chiedo aiuto al coordinatore della mia cooperativa, il quale contatta la famiglia interessata.
E poi, il tempo che dedichi alla cura della persona, fa la differenza. La cooperativa GenerazioniFa è particolarmente attenta a far sì che l’operatore sia messo nelle condizioni di adattare i propri ritmi lavorativi ai ritmi di vita della persona di cui si sta prendendo cura. Molto, troppo spesso, in altri contesti, mi è capitato che la richiesta di adattamento, fosse al contrario.
In una cosa penso possa migliorare: c’è parecchio bisogno di supporto psicologico, soprattutto a chi per la prima volta si trova ad affrontare malattie particolarmente difficili come l’Alzheimer. 

Come ti immagini fra 10 anni?

Mi auguro fra 10 anni di avere ancora la forza per assistere persone bisognose di cura. Sono operatrice OSS da due anni, amo questo lavoro perchè ogni giorno è diverso dall'altro, è impossibile annoiarsi.

Grazie Piera!