Romana, Norma e Maria: la coesione del nostro team, che si declina in condivisione e collaborazione quotidiane, contagia le famiglie dei bambini di cui ci prendiamo cura.

Romana, Norma e Maria: la coesione del nostro team, che si declina in condivisione e collaborazione quotidiane, contagia le famiglie dei bambini di cui ci prendiamo cura.

"Tutte abbiamo sviluppato un profondo sentimento di appartenenza al nostro luogo di lavoro, facilitato dalla presenza di una forte componente relazionale e di cura verso l’altro."

Il nido di Albino è uno dei più storici, attivo da più anni. Com’è cambiata negli anni la cultura educativa nei confronti dei più piccoli?

Il nido ha aperto le sue porte la prima volta nel 1980. Il giardino ospitava un bellissimo faggio e così si è deciso di chiamarlo Il giardino del faggio. Prima del 1980, l’edificio era adibito a filanda.
Il modo di concepire la funzione del nido negli anni è molto cambiato: inizialmente il nido costituiva l’unico strumento a disposizione delle famiglie per poter proseguire un’attività lavorativa; era visto come un luogo in cui il bambino poteva passare del tempo in sicurezza e ricevere cure e attenzioni, con uno sguardo più orientato verso l’assistenza.
Oggi i genitori scelgono di iscrivere i propri bambini, anche molto piccoli, al nido, perchè è qui che inizia la loro esperienza educativa, è qui che iniziano ad imparare.

Ci sono attività in cui il nido di Albino si differenzia dagli altri nidi del territorio?

Maria
Sicuramente l’attività di raccolta delle iscrizioni, che viene effettuata direttamente all’interno del nido. Qualche anno fa, le famiglie dovevano recarsi presso gli uffici comunali per iscrivere i figli al nido; oggi questo servizio viene offerto direttamente dal nido, agevolando i genitori, che in uno stesso luogo trovano la risposta a tutti i loro bisogni e a domande specifiche riguardanti il servizio. Questa scelta, condivisa con il comune è stata molto apprezzata dalle famiglie, ma anche da noi educatrici, perchè ci permette di creare da subito un legame di fiducia con genitori e bambini.

Romana
Un altro progetto che abbiamo avviato da qualche anno è quello legato alla fase di ambientamento del bambino; nella maggior parte dei nidi, quando la famiglia arriva per la prima volta al servizio, ha a disposizione una quindicina di giorni per affiancare il proprio bambino e aiutarlo, insieme alle educatrici, ad adattarsi ad un nuovo contesto nel quale trascorrerà un buon numero di ore al giorno. Ad oggi, stiamo sperimentando un nuovo approccio che arriva dalla Svezia. Nella nuova proposta, i genitori trascorrono da 3 a 5 intere giornate all’interno del nido, in compagnia dei loro bambini e di tutto lo staff educativo; in questo modo i genitori si fanno un’idea più chiara di quella che è la routine quotidiana che i loro bambini vivranno, hanno la possibilità di conoscere da vicino le educatrici, entrano in contatto con loro, con il beneficio di costruire relazioni di maggior fiducia. Anche i bambini ne risentono positivamente: la continuità li aiuta a integrarsi con maggior naturalezza e facilità. Abbiamo avuto riscontri positivi dai genitori, soprattutto da parte di quelli che hanno vissuto entrambe le esperienze di ambientamento, in fasi temporali diverse; anche dal punto di vista lavorativo è vantaggioso in quanto i genitori riescono a conciliare meglio famiglia-lavoro, chiedendo un permesso in azienda che durerà al massimo 3-5 giorni.

Immagine Intervista

"Le attività che proponiamo quotidianamente ai bambini mirano a sviluppare la loro autonomia: attraverso proposte semplici, li aiutiamo a far emergere le potenzialità e peculiarità che hanno dentro, lasciandoli fare ciò che è nella loro natura.”

Ci sono attività che svolgete, insieme con i bambini, al di fuori del nido, più a stretto contatto con il territorio?

Certamente! Una di queste è il Progetto Nonni, che portiamo avanti ormai da 4 anni e che vede il coinvolgimento della Fondazione Honegger di Albino, Centro Diurno Integrato per anziani. Una volta al mese portiamo un gruppo di bambini più grandi in visita agli ospiti del Centro: i nonni ci aspettano con trepidazione, non vedono l’ora di accoglierci e i bambini sono entusiasti; trascorriamo insieme un po’ di tempo cantando, suonando la chitarra, ascoltando e raccontando storie, distribuendo biscotti. E’ emozionante vedere come i nonni, nonostante l’età avanzata, nonostante le difficoltà motorie, si ingaggino per aiutare i bambini, per esempio, a togliere o indossare i cappotti.

Il vostro nido può ospitare fino a 57 bambini; un numero così importante richiede un numero altrettanto importante di figure educative.

Sì esattamente, siamo molto fortunate poichè facciamo parte di un team coeso e affiatato: ragazze di “nuova generazione” collaborano in modo ottimale con le figure educative “più storiche”; alcune hanno visto la nascita di questo nido. Tutte abbiamo sviluppato un profondo sentimento di appartenenza al nostro luogo di lavoro, facilitato dalla presenza di una forte componente relazionale e di cura verso l’altro.
E questa nostra coesione, che si declina quotidianamente nella profonda condivisione e collaborazione, contagia le famiglie, soprattutto quelle che non hanno una rete sociale di appoggio. Qui hanno l’opportunità di condividere momenti importanti, momenti di fatica, si creano legami forti, che possono durare nel tempo.
Ciò che contraddistingue tutte noi è la quotidiana capacità di metterci in gioco, di metterci in discussione, di essere pronte al cambiamento, al miglioramento, alla continua evoluzione. Ci accomuna un forte senso di appartenenza, una grande passione per il lavoro educativo e una mentalità aperta, sempre pronta a raccogliere nuove sfide, a raggiungere nuovi traguardi.

Quali sono gli aspetti, a vostro avviso, su cui si può migliorare nell’offerta educativa che date ai vostri bambini?

Da alcuni anni stiamo lavorando per migliorare l’esperienza di continuità tra nido e scuola dell’infanzia.
Si tratta infatti di due realtà educative molto differenti fra loro e per facilitare il passaggio del bambino dal nido alla scuola dell’infanzia, ci è sembrato importante organizzare momenti di raccordo.
Annualmente organizziamo degli incontri con le maestre delle scuole dell’infanzia del territorio, incontri durante i quali mettiamo a tema alcuni aspetti educativi, come per esempio il momento del pranzo: si portano filmati, e immagini per descrivere come questo momento è organizzato; ci confrontiamo per individuare prassi che possono diventare comuni e condivise. L’intento è quello di confrontarsi sui rispettivi modelli pedagogici, sui progetti futuri, alla ricerca di quegli elementi comuni che possono garantire continuità all’esperienza educativa del bambino, nel passaggio dal nido alla scuola dell’infanzia.
I comuni della Valle Seriana stanno investendo proprio in questa direzione, proponendo un percorso formativo che coinvolge educatrici e coordinatrici che lavorano presso tutti i nidi e le scuole dell’infanzia del territorio.

A questo punto, considerata la vostra propensione verso ciò che è innovativo e migliorativo, la domanda sorge spontanea: i vostri progetti per il futuro?

Romana
Ci piacerebbe avere la possibilità di seguire un corso che ci insegni a scegliere, manipolare e conservare materiali di recupero, da utilizzare poi come proposte ludiche per i nostri bambini. Infatti, lasciare che i bambini nei loro giochi utilizzino materiali destrutturati, li porta a sfruttare al meglio fantasia ed immaginazione, a far emergere le loro capacità e potenzialità. Può sembrare difficile da immaginare, ma se lasci un bambino giocare con una semplice fettuccia di tessuto elastico, può giocarci per ore, senza annoiarsi.
Abbiamo già parecchi di questi materiali raccolti e conservati presso uno spazio all’interno del nido. Molti di questi ci sono stati donati da papà e mamme che lavorano presso aziende del territorio, che regalandoceli, hanno deciso di donare nuova vita a materiali di scarto. In questo modo si genera un circolo virtuoso: l’azienda del territorio, anzichè smaltire questi materiali come rifiuti, ce li dona, e noi li trasformiamo in proposte ludiche per i bambini che abitano il territorio. Non è geniale?
Questa nostra sensibilità nei confronti di temi legati alla sostenibilità ambientale, ci ha portato qualche anno fa a prendere una decisione importante: sostituire tutti i nostri giochi da esterno fatti di plastica, come palette, secchielli, scivoli, biciclette, altalene, con proposte ludiche che non prevedono la presenza di materiali di plastica. All’inizio eravamo tutte molto spaventate da questo cambiamento, ma poi quando si è concretizzato siamo rimaste molto soddisfatte della contentezza nostra e dei bambini. Quest’ottica abbiamo cercato di attuarla anche nell’arredamento degli spazi interni: togliere la plastica dalle pareti ci ha permesso di “alleggerire” gli ambienti.

Grazie Romana, Norma e Maria!