Tamara: "C'è sempre qualcosa di nuovo da imparare"

Tamara:

"Questo lavoro è infinito, hai sempre l’opportunità di metterti in gioco con te stessa e con quello che ti circonda, in quanto tutto intorno a te, bambini, famiglie, ambienti, cambia e tu puoi cambiare con loro."

Ciao Tamara, grazie di averci ospitato all’interno del tuo micronido, per questa chiacchierata che ha l’intento di far conoscere la tua realtà a chi è alla ricerca di uno spazio e di persone a cui affidare il proprio bambino. Sei la titolare di questo servizio, è corretto? Una giovane imprenditrice.

In realtà siamo due socie, io e Roberta, amiche da sempre; entrambe venivamo da una storia occupazionale un po’ precaria; già impegnate come Educatrici, ci siamo trovate senza lavoro, causa calo delle nascite che già da qualche anno faceva sentire i suoi effetti sul mondo dei servizi per l’infanzia.
Così nel 2014 abbiamo ricevuto la proposta di prendere in gestione questo micronido, e l’avventura è iniziata.

 

 

Cosa distingue un nido da un micronido?

Innanzitutto il numero massimo di bambini che possiamo accogliere; nel nostro caso è 10, con la compresenza di due educatrici. E’ naturale quindi per noi non avere sezioni, bensì un unico gruppo di bambini; altra peculiarità, dal punto di vista del modello, è che non esistono educatrici di riferimento: il nostro staff è composto da tre professioniste: tutte quante siamo in egual modo riferimento per tutti i bambini. A nostro avviso questo elemento è un’opportunità, in quanto ci permette di socializzare sguardi differenti sullo stesso bambino, ai fini di una sempre migliore offerta educativa.
Grazie alla formazione gratuita promossa dai Comuni della Valle Seriana, a favore delle coordinatrici di tutti i nidi accreditati del territorio, formazione curata dalla Dott.ssa Monica Guerra, e grazie anche ad un personale approfondimento sfociato nella mia tesi universitaria, abbiamo cambiato radicalmente l’identità del nido.

Immagine Intervista

"Da settembre 2020 il nido è completamente abitato da piante, che purificano l’ossigeno e rilassano i bambini; la loro presenza favorisce lo sviluppo di comportamenti di cura nei confronti di “altri esseri viventi”.”

Hai voglia di raccontare ai lettori le peculiarità del vostro nido?

Tutti i nostri spazi sono abitati da materiali naturali, destrutturati e sensoriali che stimolano il pensiero divergente, la fantasia, la creatività, a differenza della maggior parte dei giochi esistenti che, essendo preconfezionati, hanno già all’origine uno scopo predefinito e non stimolano quindi il bambino a mettere in atto esperienze diverse.
Nel momento in cui il bambino svolge delle attività, l'adulto entra in relazione con lui solo per lanciare delle suggestioni, oppure se evidenzia delle criticità; il ruolo dell’educatore è quello di mediatore dell’attività educativa e di osservatore.
E’ grazie all'osservazione e interazione continua con i bambini, che possiamo raccogliere i loro stimoli e rilanciare attività e utilizzo di materiali sempre nuovi, dopo averne condiviso in equipe la bontà dell’idea. Ogni anno proponiamo un materiale diverso con il quale “fare cose” e sperimentare utilizzi diversi.

Come avete vissuto la chiusura imposta dalla pandemia?

Abbiamo cercato di proiettarci in un futuro in cui tutte le attività sarebbero riprese e proprio con questo spirito abbiamo sfruttato il periodo di non-attività per seguire corsi di formazione on line, che ci stimolassero a tenere alta l’attenzione.
In particolare, siamo rimaste tutte affascinate dai moduli formativi organizzati dall’Università di Bolzano, curati dalla professoressa Beate Weyland, con a tema la promozione della natura indoor. Partendo dalla lettura dei libri di Stefano Mancuso, che racconta in modo magistrale il potenziale dell’universo vegetale, la Weyland ha avviato il progetto sperimentale Eden (EDUCATIONAL ENVIRONMENTS WITH NATURE) con l’intento di introdurre le piante in classe come strumenti didattici e pedagogici.
Si è creato un gruppo di lavoro, riconosciuto e coordinato dall’Università di Bolzano, a cui aderiscono pedagogisti, educatori, docenti, architetti e designer da tutta Italia; ad oggi, sul nostro territorio aderiscono al progetto Eden il nostro micronido e il nido comunale di Leffe, ma noi ci teniamo a tenere le colleghe degli altri nidi sempre aggiornate in merito alle iniziative organizzate dal gruppo, sempre aperto a nuove adesioni.

Come avete portato gli stimoli della formazione nella quotidianità del vostro lavoro?

Abbiamo completamente rivisitato gli spazi; da settembre 2020 il nido è completamente abitato da piante, che purificano l’ossigeno e rilassano i bambini; la loro presenza favorisce lo sviluppo di comportamenti di cura nei confronti di “altri esseri viventi”.
La pandemia ci ha spinte anche a ripensare gli strumenti comunicativi e divulgativi a cui eravamo abituate. Così in questi mesi abbiamo attivato una piattaforma on line, dove periodicamente carichiamo fotografie significative delle attività che svolgiamo, essendo che i genitori non possono accedere ai nostri spazi. Ogni mese poi stampiamo una decina di fotografie significative e le appendiamo all’ingresso, visibili a tutti.
La documentazione che produciamo quotidianamente in merito alle attività svolte dai bambini è di tipo “collettivo” e non individuale, questo perchè essendo il bambino inserito in una collettività nella quale costruisce relazioni con i pari, è importante che i genitori abbiano l’opportunità di riconoscerlo come parte di un gruppo

A tuo avviso, quali le attitudini che un educatrice deve necessariamente avere per svolgere bene il proprio lavoro?

Proverò a rispondere con parole chiave: formazione continua, studio e ricerca, disponibilità a mettersi in gioco, umiltà, errore come punto di partenza per crescere, empatia.
Questo lavoro è infinito, hai sempre l’opportunità di metterti in gioco con te stessa e con quello che ti circonda, in quanto tutto intorno a te, bambini, famiglie, ambienti, cambia e tu puoi cambiare con loro.
Come equipe educativa, crediamo moltissimo nell’importanza della formazione continua, che ci permette di offrire ai bambini proposte pedagogiche sempre pensate e studiate partendo da quello che osserviamo quotidianamente; abbiamo una consulente esterna che ci guida anche nella scelta degli approfondimenti bibliografici da fare; abbiamo delle griglie nelle quali riportare le analisi di utilizzo di un materiale, condividiamo in equipe e rilanciamo ai bambini.

Che cosa apprezzi particolarmente di questo territorio?

Sicuramente l’offerta formativa, accattivante, stimolante, innovativa e aggregante; altri territori non hanno una così alta considerazione dei servizi per l’infanzia; e, altro aspetto da non sottovalutare, così condivisa come accade in Val Seriana. Il nostro Ambito territoriale investe parecchio nella formazione, nel coordinamento, sia in termini economici, sia in termini di figure guida. Questo orientamento ha permesso negli anni di creare legami forti e un gruppo coeso di coordinatrici dei servizi per l’infanzia 0-3 anni.

Come vedi la tua realtà fra 5 anni?

L’auspicio è quello di diffondere il modello pedagogico di utilizzo di materiali naturali e spazi destrutturati e il progetto Eden ad un numero sempre maggiore di servizi per l’infanzia sul territorio e vedere quindi crescere collaborazione, coesione, condivisione e contaminazione.

Grazie Tamara!